Articolo 4
Come creo il mio personaggio oscuro
Tutti noi possediamo una parte oscura.
Tutti.
Siamo luce e ombra, istinto e controllo, bene e male che convivono nello stesso spazio interiore.
Eppure nessuno ammetterà mai, apertamente, di sentirsi attratto da una persona oscura, misteriosa o — peggio ancora — cattiva.
È socialmente inaccettabile.
È moralmente scomodo.
Ma la verità è un’altra.
Il lato oscuro che fin da bambini ci insegnano a soffocare, reprimere e annientare… è profondamente attratto dal coraggio di chi osa essere egoista, spregiudicato, imperfetto.
Dal coraggio di chi non chiede il permesso per esistere.
Io creo i miei personaggi oscuri proprio da lì.
Dal mio lato cattivo.
Da quella parte di me che sono stata costretta a mettere a tacere.
Soprattutto quando si diventa genitori, la repressione diventa una virtù.
“Comportati come vorresti che si comportassero i tuoi figli.”
Un mantra ripetuto come una legge morale.
E così crescono educati, rispettosi, gentili.
Anche verso chi, forse, meriterebbe solo uno schiaffo metaforico.
O una risposta dura.
O un limite invalicabile.
Guardandoli diventare adulti, mi sono posta una domanda scomoda, quasi proibita:
perché non ho insegnato loro a dare pan per focaccia?
Perché abbiamo demonizzato la reazione, la rabbia, l’ombra, trasformandole in colpa?
Il mio personaggio oscuro nasce proprio da questa frattura.
Non è il male assoluto.
È la parte che si ribella.
È quella voce che dice ciò che noi abbiamo imparato a non dire.
Fa ciò che noi abbiamo imparato a non fare.
Scrivere di personaggi oscuri non significa glorificare il male.
Significa dare forma a ciò che esiste già dentro di noi, ma che non osiamo guardare.
E forse è per questo che ci affascinano tanto.
Perché vivono, al posto nostro, la libertà che abbiamo sacrificato per essere “giusti”.