La chiusura mentale del ventunesimo secolo

La chiusura mentale del ventunesimo secolo
Siamo nel ventunesimo secolo, eppure esiste ancora una forma di chiusura mentale difficile da estirpare: quella legata al sesso.
Un argomento che dovrebbe appartenere alla sfera più naturale dell’essere umano continua invece a generare imbarazzo, silenzi, mezze frasi.
Vergogna. Insicurezza. Ignoranza.
Sì, ignoranza.
Perché non conoscere il proprio corpo, i propri desideri, i propri limiti, significa vivere a metà.
Il sesso non è solo un atto fisico. È comunicazione, scoperta, connessione. È il modo più diretto per entrare in contatto con sé stessi e con l’altro. Eppure, troppo spesso viene ridotto a qualcosa di cui non si parla… o peggio, a qualcosa da giudicare.
Da una parte troviamo chi evita l’argomento come fosse un peccato.
Dall’altra, chi si autoproclama esperto, trasformando l’intimità in una performance egoistica, dove l’unico obiettivo è il proprio piacere.
In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: una totale mancanza di consapevolezza.
Una vita sessuale sana non ha nulla a che vedere con eccessi o superficialità.
Ha a che fare con la conoscenza. Con il rispetto. Con la libertà mentale.
Conoscere i propri punti erogeni, capire cosa ci fa stare bene, imparare ad ascoltare e a comunicare… tutto questo non è un lusso. È benessere.
Perché il sesso, quando è vissuto senza barriere mentali e senza condizionamenti, è uno degli strumenti più potenti contro lo stress, l’ansia e la solitudine.
E forse il vero problema non è il sesso.
Ma il modo in cui ci hanno insegnato a guardarlo.
Abbattere il bigottismo non significa provocare.
Significa evolversi.
Significa imparare, finalmente, a volerci bene.
✒️ Ilenia Lucarelli

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