Nasciamo selvaggi

Non nasce nessuno “normale”.
Nasciamo selvaggi.
Nasciamo con un pensiero libero, disordinato, creativo.
Un pensiero che non chiede permesso.
Un pensiero che non ha paura di sbagliare.
Poi arrivano loro.
Non con cattiveria.
Peggio: con metodo.
Ti insegnano a stare seduto.
A non parlare senza alzare la mano.
A dare risposte giuste, non risposte vere.
E piano piano succede qualcosa di invisibile.
Non ti spezzano.
Ti modellano.
Ti insegnano che immaginare troppo è distrazione.
Che fare domande è fastidioso.
Che uscire dagli schemi è sbagliato.
E così impari.
Impari a stare zitto quando hai qualcosa da dire.
Impari a sembrare intelligente invece di esserlo davvero.
Impari a funzionare.
E tutti sono soddisfatti.
La scuola funziona.
La società funziona.
Tu funzionI.
Ma dentro…
Dentro si spegne qualcosa.
L’immaginazione non muore in un giorno.
Muore lentamente.
Muore ogni volta che ti dicono “non è importante”.
Muore ogni volta che scegli la risposta sicura invece di quella tua.
Muore ogni volta che smetti di chiederti “perché”.
E a un certo punto… smetti.
Smetti di immaginare.
Smetti di dubitare.
Smetti di creare.
Diventi perfetto.
Perfetto per un sistema che non ha bisogno di persone vive,
ma di persone prevedibili.
E allora la domanda non è:
“Perché i bambini cambiano?”
La domanda è:
Chi li cambia?
Ci chiamano educazione.
Ma spesso è addestramento.
Ci chiamano crescita.
Ma spesso è riduzione.
Ci chiamano maturità.
Ma spesso è rinuncia.
E la cosa più inquietante?
Funziona.
Funziona così bene che la maggior parte delle persone
non si accorge nemmeno di aver perso qualcosa.
Si svegliano un giorno, adulti, stanchi, precisi, corretti…
e completamente disconnessi da ciò che erano.
E allora cercano.
Nei libri.
Nella spiritualità.
Nell’amore.
Qualcosa che assomigli a quella libertà
che avevano da bambini
e che qualcuno, molto educatamente,
gli ha tolto.
Forse crescere non significa diventare altro.
Forse crescere significa
ricordarsi chi si era prima che iniziassero a insegnarti chi dovevi essere.

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